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mercoledì 27 giugno 2012

Cristina Moffa

 

 

Cristina Moffa. Chi era costei? Una ballerina che nel 1983  prese parte a Drive In e ad altri spettacoli Fininvest, come Grand Hotel, del 1986. Una showgirl che prometteva sfracelli, come Lorella Cuccarini, ma che poi, dopo un paio di film – il surreale Sbamm! di Ezio Greggio (1980) e l’improponibile Pierino contro tutti (1981) – e tre 45 giri passati inosservati, le vie dello showbusiness hanno portato a percorrere altre strade, mettendo a frutto le sue certe qualità di coreografa, tanto da essere stata anche direttrice del Teatro Spazio Danza di Roma.

 

Ma noi ragazzi degli Anni ‘80 ricordiamo il suo caschetto biondo a Drive In:

 

o questo spot della Sperlari, che risale al 1987:

 

sabato 24 ottobre 2009

Nik Novecento

C’era un attore giovane che Pupi Avati aveva scoperto e lanciato nel mondo del cinema e della televisione: il suo nome d’arte era Nik Novecento, ma si chiamava Leonardo Sottani, era nato nel 1964 ed era bolognese. Ad Avati probabilmente Nik ricordava un altro dei suoi attori prediletti, Carlo Delle Piane.

La notorietà gli venne dai film del suo mentore: “Una gita scolastica”, “Noi tre”, “Festa di laurea”, “Impiegati”, “Una domenica sì”, “Ultimo minuto”, “Strana la vita”. Ma per diventare famoso, Nik e il suo sorriso ebbero bisogno della televisione: più che il varietà “Hamburger Serenade”, trasmesso da Raiuno, fu la presenza come ospite fisso al “Maurizio Costanzo Show” nel 1986-87 a renderlo un volto amico.

Purtroppo, a soli 23 anni, Nik morì a causa di una grave malformazione cardiaca. L’ultimo film di Avati in cui recitò, “Sposi”, uscì postumo.


sabato 26 settembre 2009

Cesare Casella

Il 18 gennaio 1988 un ragazzo di diciott’anni venne rapito a Pavia: Cesare Casella, figlio di un concessionario della Citroen, iniziava quel giorno una lunghissima prigionia che lo avrebbe portato a passare mesi nelle tane dell’Aspromonte.

Il 14 agosto la famiglia pagò un riscatto di un miliardo di lire ma l’anonima sequestri calabrese non rilasciò l’ostaggio, anzi lo trasferì e rilanciò con una richiesta prima di cinque miliardi, poi di due, poi ancora di uno. Naturalmente i Casella non erano in grado di sostenere un altro pagamento.

L’anno successivo, nel giugno del 1989, la madre di Cesare, Angela Montagna, batté le piazze e le chiese della Calabria per ottenere la liberazione del figlio: arrivò persino a incatenarsi e a dormire in tenda, per ricordare che Cesare era in quelle condizioni già da diciassette mesi; da lì ottenne il soprannome di  “Mamma Coraggio”. I sequestratori non furono commossi da questo gesto, ma lo presero piuttosto come un atto di sfida. Il governo invece decise di inviare più soldati nella Locride.

La liberazione del ragazzo avvenne il 30 gennaio del 1990, nelle campagne di Natile di Careri. Erano trascorsi 743 giorni dal rapimento. E “743 giorni lontano da casa” è il titolo del libro che Cesare Casella scrisse per raccontare quella sua drammatica esperienza.

giovedì 10 settembre 2009

mercoledì 17 giugno 2009

Christopher Cross

Sul principio degli Anni ‘80 apparve un artista versatile, capace di piazzare una canzone di rock abbastanza duro come “Ride like the wind” e brani di delicata introspezione come “Sailing” e “Think of Laura”, e ancora un classico della musica pop come “Arthur’s theme”. Stiamo parlando naturalmente di Christopher Cross, autore nel 1980 di un album di debutto eccezionale, intitolato con il suo nome, che vendette oltre sei milioni di copie nel mondo e raccolse ben cinque premi Grammy, piazzando in classifica quattro singoli. Il successo sorprendente fu bissato dal singolo “Arthur’s theme”, colonna sonora del film “Arturo” con Dudley Moore.

Per lo straordinario modo di muoversi tra due generi musicali, per lo stile di Christopher Cross venne coniato un nuovo termine, “pop’n roll”, a significare questa fusione tra pop e rock. Nel 1983 uscì un nuovo album", “Another page”, con due singoli di rilievo: All right” e “Think of Laura”, usato come colonna sonora della serie televisiva “General Hospital”.

Nel 1985 Cross pubblicò “Every turn of the world”, uscito in ritardo a causa delle fratture riportate dal cantautore in un incidente durante una gara automobilistica: vi parteciparono come autori John Bettis, Will Jennings, Billy Alessi e Michael Omartian, suo produttore, ma i risultati non furono quelli sperati. Nel 1988 fu la volta di “Back of my mind”, scritto con Rob Meurer, pianista che condivise gli esordi con Cross nelle band texane: contiene la dolce ballata “Swept away”, che ottenne una nomination agli Emmy.

A questo punto Christopher Cross si prese una pausa di riflessione, lasciò finire il decennio, cambiò casa con tutta la sua famiglia e abbandonò la Warner. Nel 1991 pubblicherà per la Polystar “Rendez-vous”, nel 1994 “Window”. Nel 1998, passato alla CMC, inciderà “Walking in Avalon”. Ma per tutti gli amanti della musica, resterà il cantante del disco con il fenicottero, divenuto suo marchio di fabbrica, presente sulla copertina di tre album e sei raccolte.


 

lunedì 16 febbraio 2009

(Fra') Giuseppe Cionfoli

Un personaggio molto particolare dei primi anni '80 è stato Fra' Giuseppe Cionfoli.

Al Festival di Sanremo 1982 fece sensazione sapere che sul palco, tra luci e lustrini, si esibiva in gara un frate trentenne di origini pugliesi: Cionfoli, che aveva ottenuto il diritto a partecipare alla rassegna vincendo un concorso di "Domenica in" nel 1981, presentò "Solo grazie", un brano di chiaro stampo religioso, che venne superata da "Storie di tutti i giorni" di Riccardo Fogli e "Felicità" di Al Bano e Romina Power, ma che ottenne un notevole successo in hit parade.

Cionfoli prese parte anche all'edizione del 1983 del Festival sanremese, cantando "Shalom", un inno alla pace, che non bissò però i fasti di "Solo grazie".

Le vicende di Giuseppe Cionfoli diventarono poi oggetto della cronaca rosa: il cantautore - che non era frate, ma dottore in Teologia, si sposò ed ebbe dei figli. Nel 1994 partecipò ancora una volta a Sanremo inserito nella "Squadra italiana", un supergruppo, e nel 2006 fu uno dei concorrenti all'Isola dei famosi. Ora è uno scultore di opere religiose. Ma resterà per sempre quell'uomo con la barba che una sera di fine gennaio del 1982, presentato da Claudio Cecchetto e Patrizia Rossetti, salì sul palco dell'Ariston a cantare "Solo grazie".



(Video realizzato da Felix782 - YouTube)

SOLO GRAZIE

O fu per gioco o simpatia per amore o nostalgia
che quella sera ti ho scritto una canzone
o la paura che sentivo mi conduceva sai lontano
e percorrevo sentieri già battuti
tristezza amara era la mia
spinta solo da pazzia
che tende a ricordare solo ieri
e non capivo che parlavi
e mi tenevi stretto al cuore
come un bambino appena nato ero per te.

Ma poi ti ho scritto solo grazie
per avermi dato tu la vita
ti ho scritto amore, solo amore
sì, sei tu il mio signore
sei solo tu... sei solo tu.

Momenti bui sono i miei
previsti solo nel finale
che mettono la mente nel cantiere
riflessioni da bambino
e mi vedo da lontano
e non capisco perché mi cerchi tu signore
posso anche amarti
posso anche lodarti
ma non so che valore ha la mia preghiera
e mi sforzo di capire
e mi pare di sentire
ti ho cercato,
ti ho trovato,
ti ho amato.

Ma poi ti ho scritto solo grazie
per avermi dato tu la vita
ti ho scritto amore,
solo amore sì,
sei tu il mio signore
sei solo tu... sei solo tu...

Ma poi ti ho scritto solo grazie
per avermi dato tu la vita
ti ho scritto amore, solo amore sì,
sei tu il mio signore sei solo tu...

lunedì 27 ottobre 2008

Jill Jones

Jill Jones, cantante e apprezzata vocalist prima di Tina Marie e poi di Prince, per il quale recitò anche in alcuni video e nel film "Purple rain", tentò nel 1987 la carriera solista. Fu proprio il "principe" di Minneapolis a lanciare questa modella dell'Ohio di madre afroamericana e di padre italiano: scrisse le canzoni dell'album intitolato "Jill Jones" e le pubblicò con la sua etichetta Paisley Park Records.

L'album ottenne un notevole successo di critica ma non altrettanto di pubblico. Solo il brano trainante, il sensuale "Mia bocca", con una parte in italiano spagnoleggiante e sgrammaticato, ebbe buona diffusione in Europa.

Poi più nulla fino al singolo del 1993 "Bald", anche se nel 1988 era pronto un album, per il quale fu girato il video di "Boom boom": non venne mai rilasciato.

Dopo una nutrita serie di collaborazioni, con Apollonia 6, Ryuichi Sakamoto, Blondie e gli Chic, e dopo la produzione di un singolo di Lisa Lisa, Jill Jones ha finalmente pubblicato un secondo album, nel 2001, intitolato semplicemente "Two".




MIA BOCCA
(Prince-Jill Jones)

I have only had one lover
Since I was 12 years old
So I don't care how hot you get me
I wouldn't do him cold
But there's somethin' about you, baby
That's got me koo koo
Would you hold it against me
If I said I loved another?
Tu vuole la mia bocca

Tu vuole la mia bocca
I love another
Tu vuole la mia bocca
Don't want no other

Something's happenin', I just can't explain it
You're doin' somethin' to me
My body's shakin', baby, shake, shake, shakin', baby
Shakin' like a leaf on a tree
I could never be unfaithful
Baby, I could never be
Boy, I got a feelin' that I ain't used to feelin'
I gotta do somethin'
Tu vuole la mia bocca

I'll pretend I'm in a movie
A make believe dream world caprice de la drama
You can be a page in my diary
If you promise not to tell my mama

There's somethin' about you, baby
That's got me koo koo
I can't explain what's dancin' in my brain
We gotta do somethin'
Tu vuole la mia bocca

Sono caliente d' amore
Il mio labio sono resbaloso
Puoi toccare piano
Lo siento ma io voglio un altro

I love another!
I don't want no other!

Tu vuole la mia bocca
I love another

I'm going koo koo

Sono caliente d' amore
Il mio labio sono resbaloso
Puoi toccare piano
Lo siento ma io voglio un altro

Mia bocca

lunedì 20 ottobre 2008

Alberto Cova

Gli Anni '80 dell'atletica leggera italiana hanno un nome di spicco, quello di Alberto Cova, soprannominato il "Ragioniere" non solo per il suo diploma, ma anche per il portamento esile ma elegante e la condotta in gara.

A questo brianzolo di Inverigo riuscì un'incredibile tripletta nei 10.000 metri non ancora dominati dagli atleti africani: vinse questa gara di mezzofondo nel 1982 agli Europei di Atene, nel 1983 ai Mondiali di Helsinki e nel 1984 alle Olimpiadi di Los Angeles. A questi successi aggiunse nel 1983 la vittoria ai Giochi del Mediterraneo di Casablanca.

La sua arma segreta era uno sprint incredibile: se lo portavano al finale con una gara tattica non c'era scampo, vinceva lui. Ai Mondiali di casa il finlandese Martti Vainio, che pure lo conosceva bene dagli Europei, pensò di mollare la compagnia al settimo chilometro: Cova gli tenne botta e Vainio dovette cedere al suo stesso allungo. Anche alle Olimpiadi lo sconfitto fu Vainio, che poi fu addirittura squalificato per positività all'antidoping.

Cova vinse anche la Coppa Europa del 1985, andando a trionfare anche nei 5.000. Per batterlo ci volle un altro italiano, Stefano Mei, agli Europei di Stoccarda del 1986, in una gara epica per lo sport azzurro: terzo fu infatti Salvatore Antibo. Dopo quella sconfitta qualcosa si ruppe: Cova non riuscì a qualificarsi per la finale né ai Mondiali di Roma del 1987 né alle Olimpiadi di Seul del 1988. Dopo i Giochi, a soli 30 anni, il "Ragioniere", carico di allori, si ritirò.

Nel 1994 diventerà deputato alla Camera nelle file di Forza Italia. Due anni dopo non verrà però rieletto.



Cova trionfa ai Mondiali di Helsinki nel 1983

venerdì 17 ottobre 2008

Heike Drechsler

La Germania Democratica, riunitasi nel 1990 con quella Federale, sfornò a lungo atleti di ottimo livello - anche, si vociferava, per via del doping di stato.
Non sembrava esserci ombra però dietro una straordinaria macchina da gara, Heike Drechsler, nata nel 1964, che vinse negli Anni '80 per la Germania Democratica e negli Anni '90 per i tedeschi uniti.
La Drechsler era un'atleta versatile e veloce: gareggiava nel salto in lungo e nelle corse veloci. Si fece conoscere ai Mondiali di Helsinki del 1983, i primi disputatisi, vincendo il lungo. Nell'edizione romana del 1987 dovette accontentarsi del secondo posto nei 100 metri e del terzo nel lungo. Due bronzi nei 100 e 200 metri alle Olimpiadi di Seul. Agli Europei vinse l'oro nel lungo e nei 200 metri a Stoccarda nel 1986, vincendo poi la gara preferita, quella del lungo nelle tre edizioni degli Anni 90, a Spalato, Helsinki e Budapest. Anche alle Olimpiadi di Barcellona e Sydney conquisterà l'oro con la nuova maglia della Germania unita.
Nel lungo stabilì due volte il primato del mondo: 7,44 a Bucarest nel 1985 e 7,45 a Tallinn nel 1986, eguagliato il mese successivo a Dresda. A Jena nel 1986 eguagliò il record della connazionale Marita Koch nei 200 metri: 21"71. Quello fu un anno magico per Heike: fu eletta sportiva dell'anno nel suo paese e atleta dell'anno dalla United Press International. Nel 2000 fu inserita tra le dieci atlete tra cui scegliere l'atleta donna del secolo nella classifica della Associazione Internazionale di Atletica Leggera.


domenica 12 ottobre 2008

Cory Aquino

Nel 1983 il rappresentante dell'opposizione al regime filippino del presidente Marcos, Benigno Aquino, venne assassinato al suo rientro in patria da agenti del governo. Sua moglie Corazón, detta Cory, a lungo esule negli Stati Uniti con il marito, prese sulle sue spalle il fardello di guida degli oppositori.

Nel 1986, alle prime elezioni libere indette da Ferdinando Marcos, la Aquino si presenta con il sostegno dei partiti di opposizione uniti e vince. ma anche Marcos dice di avere vinto. Il 25 febbraio le Forze Armate proclamano Cory presidente; Marcos lascia il paese e vivrà esule alle Hawaii con la moglie Imelda, famosa per la sua sterminata collezione di scarpe.

Corazón Aquino diventa così la prima donna presidente in un paese asiatico e "Time" la sceglie come "donna dell'anno" nel 1986. Guiderà le Filippine fino al 1992, restaurando i diritti civili e governando con saggezza, nonostante la sua scarsa esperienza: mette mano alla costituzione del 1973 e attua una riforma agraria. La sua presidenza sopravvive a sei tentativi di colpo di stato portati da frange del sistema militare vicie al ministro Ponce de Enrile. Le succederà Fidel Ramos, uno dei generali che ne aveva sostenuto la vittoria. Lei si ritira a vita privata.


mercoledì 1 ottobre 2008

I Righeira

La musica dance italiana ebbe uno scossone, anzi un vero e proprio terremoto nel 1983: all'inizio dell'estate esplose sulle radio private una hit incrredibile, "Vamos a la playa", un brano elettronico ma spagnoleggiante, bizzarro, stravagante, gradevolissimo. In breve il pezzo scalò le classifiche e invase il mondo.

I due interpreti, bizzarri e stravaganti come la loro musica, si fecero conoscere subito nei programmi musicali televisivi: si facevano passare per fratelli, i "Righeira", Johnson e Michael, in realtà sono due amici torinesi, Stefano Rota e Stefano Righi. La canzone aveva anche una versione in italiano.

Il loro esordio risaliva al 1981, con "Bianca Surf", ma solo la collaborazione con i fratelli La Bionda riuscì a portarli in orbita (lo spazio, le tute spaziali, la tecnologia sono stati da sempre un chiodo fisso per i simpatici Johnson e Michael).

Il successo continuò con "No tengo dinero", "Hey Mama" e "Luciano Serra pilota". Nel 1985 la loro bizzarria fu quella di far uscire un bellissimo pezzo intitolato "L'estate sta finendo" mentre l'estate stava solo iniziando, a primavera! La canzone aveva anche una versione remix lenta, in grado ancora adesso di strappare brividi e applausi. Vinse il Festivalbar.

L'anno successivo i Righeira salirono addirittura sul palco del Festival di Sanremo (in gara!) con "Innamoratissimo": finirono al 14° posto ma non passarono di certo inosservati.
Nel 1987 uscirono altri due singoli, "Italians a gogo" e "Oasi in città".

E come moltissime star del decennio, il fantastico duo svanì nei Novanta, fino a riunirsi nel nuovo millennio. Ma della loro freschezza, della loro gioia goliardica, dell'entusiasmante ritmo delle loro musiche avremmo avuto molto bisogno in quel decennio grigio che portò al Duemila e in questo inizio secolo così tormentato...





L'ESTATE STA FINENDO (1985)



I RIGHEIRA A SANREMO (1986)




IL SITO DEI RIGHEIRA

lunedì 29 settembre 2008

Paul Newman negli Anni '80

Venerdì scorso nella sua villa di Westport, nel Connecticut, all'età di 83 anni è scomparso Paul Newman, il "bello del cinema", l'attore "dagli occhi di ghiaccio".

Attraversò gli Anni '80 da attore esperto, famosissimo. E per questo poté scegliere accuratamente i copioni da recitare, alternando l'attività cinematografica ad altre passioni: le corse automobilistiche sia come pilota sia come proprietario in Formula Indy, la beneficenza, la fondazione "Newman's own", la commercializzazione di salse.

Dei 60 film della sua carriera perciò soltanto otto sono usciti negli Anni '80, ma con la soddisfazione dell'unico Oscar vinto, quello per "Il colore dei soldi", recitato agli ordini di Martin Scorsese accanto a Tom Cruise nel 1987. L'anno prima aveva ricevuto l'Oscar alla carriera.

Notevoli anche le interpretazioni in "Diritto di cronaca" di Sydney Pollack del 1981, in "Il verdetto" di Sidney Lumet nel 1982 e in Harry & son" di cui fu anche regista nel 1984.
Completano la filmografia di Paul Newman nel mitico decennio: "Ormai non c'è più scampo" di Irwin Allen (1980=, Bronx 41mo distretto di polizia di Daniel Petrie (1981), "L'ombra di mille soli" di Ronald Joffé (1989) e "Scandalo Blaze" di Ron Shelton (1989).

Addio, Paul...

Da "IL COLORE DEI SOLDI" (1986)


domenica 14 settembre 2008

Federica Moro

Nel 1982 fu una diciassettenne brianzola a vincere il concorso di Miss Italia: Federica Moro. Già l'anno successivo la reginetta di bellezza sfonda nel mondo del cinema, accanto a un mostro sacro, Adriano Celentano: in "Segni particolari: bellissimo" interpreta la ragazza che ruba il cuore al "Molleggiato", scapolo impenitente.




Nel 1984 è la volta di "College": Federica è la studentessa di un collegio per ragazze ricche che fa perdere la testa al cadetto Christian Vadim della vicina Accademia militare. Sul finire del decennio dal film sarà tratto un telefilm omonimo in 14 episodi.

Nel 1985 gira ancora con Celentano il visionario "Joan Lui", flop molto criticato. L'anno dopo torna alla commedia con i due "Yuppies": ora la Moro, cresciuta, fa la parte della giovane signora, sposa nel film dell'attore comico del momento, Jerry Calà.

Nel 1988 è nel cast di "La partita", film di Carlo Vanzina non troppo premiato da pubblico e critica, ispirato a un romanzo di Ongaro. Come detto, nel 1989, passa al "College" televisivo. Poi, come tanti personaggi degli anni '80, più niente, salvo qualche improvviso revival. Un peccato, perché la bella Federica Moro è anche una brava attrice.

mercoledì 27 agosto 2008

Stefano Sani

Al Festival di Sanremo del 1982 apparve un ventunenne che mandò in sollucchero le ragazzine: era Stefano Sani e cantava “Lisa"

Il brano non era un granché, ma era fresco e orecchiabile ed era scritto, arrangiato e prodotto da Adelmo Fornaciari, che sarebbe poi diventato una star mondiale con il nome di Zucchero. Ottenne un buon successo, piazzandosi 39° nell'hit parade generale del 1982.

L'anno successivo, Stefano Sani partecipò ancora al Festival con "Complimenti", che non bissò il successo di "Lisa", pur arrivando al quarto posto della rassegna sanrmese. Il brano fu comunque 72° nelle classifica del 1983 Uscì anche l'album "Stefano Sani 83".

Nel 1984 incise "Notte amarena". Da lì si sono perse le sue tracce...


LISA (Sanremo 1982)





LISA
(Jozzo - Marsella - Fornaciari)

Dei tuoi piccoli fermagli
per capelli che ne fai
li hai lasciati abbandonati
tra i cuscini senza di noi.
Luci tutte spente, non è aperto
neanche un bar,
salgo lentamente le mie scale,
ma che sarà.

Lisa se n'è andata via
qui non è più casa sua
Lisa se n'è andata via
non è più mia.
Lisa se n'è andata via
stupida la sua follia,
libera dovunque sia
non è più mia.
Qualche scusa addosso,
brava com'è s'inventerà,
la mia Lisa adesso
ma di chi è,
di chi sarà.

verso nel bicchiere chiaro
vino rosso, lo so già,
la mia mente adesso
sul soffitto volerà.
Guardo l'orologio,
"Mezzanotte",batte già
ma la mia buona notte adesso

Lisa se n'è andata via
qui non è più casa sua
Lisa se n'è andata via
non è più mia.
Lisa se n'è andata via
stupida la sua follia,
libera dovunque sia
non è più mia.
Qualche scusa addosso,
brava com'è s'inventerà,
la mia Lisa adesso
ma di chi è,
di chi sarà.

Lisa se n'è andata via
qui non è più casa sua
Lisa se n'è andata via
non è più mia.

COMPLIMENTI (Sanremo 1983)


sabato 23 agosto 2008

Francesco Damiani

Un peso massimo, un simpatico romagnolo. Alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 Francesco Damiani vinse la medaglia d’argento, sconfitto dallo statunitense Tyrell Biggs.

Poi passò professionista e sulla lunga strada per il titolo mondiale gli capitò ancora l’americano, a Milano, quattro anni dopo. Francesco questa volta lo batté.

Il 6 maggio 1989 finalmente poté disputare l’incontro per il titolo di campione del mondo WBO: Damiani alla terza ripresa mise KO il sudafricano Jonny DePlooy ed entrò nella leggenda della boxe. Un solo italiano prima di lui era riuscito a vincere il titolo di campione del mondo dei massimi: Primo Carnera, il gigante di Sequals.

Francesco Damiani in 32 incontri da professionista vinse 30 volte, 24 per KO, e ne perse solo due, con Mercer e McCall. Oggi il cinquantenne Francesco è il commissario tecnico della nazionale italiana di pugilato.

Immagine: Kappao.net

sabato 16 agosto 2008

Barbara Boncompagni

Una meteora dei primissimi Anni ‘80 fu Barbara Boncompagni, figlia dell’autore e regista televisivo Gianni: debuttò in un programma del padre, “Drim”, nel 1980 a diciassette anni.

Fu quello il suo periodo magico: pubblicò il 45 giri “Con i piedi all’insù”, sigla del programma, che le diede un discreto successo. Ma la fama le derivò soprattutto dalla cover di “Cuore matto”, canzone di Little Tony, che incise nel 1982. Il disco le spalancò le porte del Festival di Sanremo del 1983: partecipò con “Notte e giorno”.

Poi sparì. Riapparve a “Non è la Rai”, altra trasmissione del padre, come corista nel 1993. Oggi è autrice di programmi per la Rai e per Sky.


CON I PIEDI ALL’INSÙ - DRIM 1980




NOTTE E GIORNO - SANREMO 1983

giovedì 31 luglio 2008

Sally Ride

Il 18 giugno 1983 a bordo dello Shuttle “Challenger” c’era una donna di 32 anni: Sally Ride. Laureatasi in Fisica all’Università di Stanford nel 1977, l’anno successivo entrò nel programma spaziale americano e divenne l‘addetta alle comunicazioni con gli astronauti nelle missioni 2 e 3 della navetta, lanciata per la prima volta nel 1981.


Ma quel 24 maggio, alla settima missione dello “Shuttle” Sally era a bordo. Divenne la prima donna americana a viaggiare nello spazio (la prima in assoluto fu la sovietica Valentina Tereshkova nel 1963).

La missione lanciò due satelliti per comunicazioni e compì alcuni esperimenti farmaceutici, utilizzando per la prima volta il braccio robotizzato della navetta. L’anno successivo Sally Ride prese parte a un nuovo viaggio spaziale, sempre sul “Challenger” e si preparava per il terzo quando i voli furono interrotti dopo l’incidente del “Columbia”.

La Ride fu inserita nella Commissione d’inchiesta sull’esplosione dello shuttle e passò poi a nuovi incarichi nell’ambito della Nasa, prima di diventare la direttrice del California Space Institute.
Nel 2001 ha fondato la “Sally Ride Science”, un’associazione che sostiene le ragazze interessate a attività scientifiche e matematiche.

SALLY RIDE: 25 ANNI DOPO




Foto: NASA

venerdì 25 luglio 2008

Guido Angeli e Aiazzone

Nel 1985 un vecchio modo di dire assurse a nuova notorietà grazie a una delle prime televendite e a un presentatore fiorentino che vestiva con eleganza.

Lo slogan, che seguiva alla presentazione dei mobili Aiazzone di Biella, era "Provare per credere", accompagnato da un gesto del conduttore: al "provare" muoveva la mano come se stesse mescolando le palline della tombola, al "credere" levava il pollice come Fonzie (il segno usato nei film sulla Roma imperiale per concedere la grazia ai gladiatori sconfitti, anche se in realtà quello era il gesto dell'uccisione - la grazia era concessa infilando il pollice nell'altro pugno, ma questa è un'altra storia...)

Il presentatore che aveva reso popolari le televendite era Guido Angeli, morto l'altro ieri a 77 anni. La sua "casa" era Rete A, emittente dell'editore Peruzzo. Quando nel 1986 Giorgio Aiazzone morì in un incidente aereo in Lomellina, Guido Angeli si lanciò in un appassionato panegirico con una sedia vuota nello studio: 45 minuti che fecero scalpore.

Quello stesso anno Angeli, che aveva lanciato anche il tormentone "In tutta Italia, isole comprese", incise un disco, intitolato "Provare per credere", che divenne colonna sonora degli spot Aiazzone. L'anno dopo fu protagonista di un film dallo stesso titolo con Tinì Cansino, stella di "Drive in", e Pamela Prati.

Poi vennero i '90 e la magia non c'era più...





mercoledì 23 luglio 2008

Carrara

Uno dei grandi fenomeni della dance Anni ‘80 è stato il bergamasco Carrara: dal 1983 al 1987 traghettò la italodisco dalla sua consolle di deejay alle radio di tutto il mondo.

Alberto Carrara, dal gruppo I raminghi, nel quale suonava l’organo Hammond, passò alle discoteche: prima il Tantalo di Bergamo, poi il famoso Bobadilla di Dalmine. Il successo giunse per caso: un giorno accompagnò Red Canzian dei Pooh in sala d’incisione e la cassetta con inciso un suo pezzo finì nelle mani del tecnico del suono. Quel brano era “Disco King”, che divenne il primo 45 giri di Carrara e che sfondò in tutta Europa.

DISCO KING - Discoring 1983



Il clamoroso exploit non diede alla testa al ragazzo bergamasco: l’anno dopo sfornò un altro singolo di grandissimo spessore, “Shine on dance”. Partecipò al Festivalbar e lo vinse insieme a “Fotoromanza” di Gianna Nannini. Carrara era ormai una stella: portò la dance italiana nelle discoteche europee. Nel 1985 lanciò “Follow me”, “Ghibli”, “My melody”, “Welcome to the sunshine”. Nel 1986 pubblicò “SOS Bandido”, nel 1987 “Baby dancer” .

SHINE ON DANCE - Festivalbar 1984



Poi la stagione dorata e irripetibile della dance italiana finì, arrivarono gli Anni ‘90 e Alberto Carrara tornò a lavorare nelle discoteche, dove è apprezzato come ai tempi di “Disco King”.


SOS BANDIDO - Festivalbar 1986


martedì 22 luglio 2008

Florence Griffith Joyner

Il record del mondo dei 100 metri femminili resiste ancora oggi ed è giudicato assolutamente inarrivabile. Lo realizzò Florence Griffith Joyner il 16 luglio 1988 nei quarti ai trials americani in vista dei giochi olimpici di Seul. Il cronometro si fermò a 10”49. Molti contestarono un’anomalia dell’anemometro, che era fermo al momento dei 100 metri, ma che segnò vento forte favorevole, oltre 5 metri al secondo, durante tutte le altre gare. Altri parlarono di doping, peraltro mai provato.


Florence Griffith Joyner era un’atleta molto eccentrica: era nota per le sue lunghissime unghie colorate e per i suoi strani body da gara dai colori appariscenti, spesso con una gamba lunga e una corta, oppure con il cappuccio aerodinamico. Lei, “Flo-Jo” era nata nel quartiere Watts a Los Angeles da una famiglia povera.

Alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 aveva ottenuto il bronzo nei 200 metri. Poi si era ritirata e aveva iniziato a lavorare in banca. Con l’allenatore Kersee riprese in vista delle Olimpiadi di Seul e partecipò ai Mondiali di atletica di Roma nel 1987: seconda nei 200 metri e oro con la 4x100. Cambiò allenatore e se lo sposò: Al Joyner. Lui le fece aumentare ancora i carichi da lavoro, la rese una vera macchina da corsa. E venne il record del mondo di quel 16 luglio 1988.

Florence Griffith Joyner arrivò a Seul da assoluta protagonista. Con quel tempo! Il problema più grosso fu quello di far approvare alle autorità sportive statunitensi la sua nuova tenuta da gara: una gamba vestita di verde, l’altra nuda.
Alla gara dei 100 sembrò controllare la sua corsa fino ai 40 metri, ma poi esplose tutta la sua potenza: vinse in 10”54, altro straordinario tempo.


Ma Florence non si accontentò: stupì di nuovo nei 200 metri battendo in semifinale il record del mondo delle tedesche dell’Est Marita Koch e Heike Drechsler: 21”56. Non si fermò lì: in finale, solo novanta minuti più tardi vinse e abbassò ancora il suo primato, bloccandolo a 21”34. Ai due ori ne aggiunse un altro con la staffetta 4x100 e conquistò un argento con la 4x400.

L’anno successivo abbandonò definitivamente l’atletica per dedicarsi alla moda e alla politica: fu consigliere all’educazione fisica con Bill Clinton.
Florence Griffith Joyner è morta nel settembre 1998, a 39 anni: è stata ritrovata priva di vita nella sua casa californiana. L’autopsia stabilì che si trattò di asfissia seguita a una crisi epilettica dovuta ad un tumore cerebrale.

Solo un’altra americana, Marion Jones, ha avvicinato quel record straordinario, correndo i 100 metri in 10”65: lo aveva però ottenuto grazie all’uso di doping ed è finita anche in prigione per questo. Il suo tempo appare con un avvilente asterisco sulle statistiche.


Foto: Steve Landis

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