mercoledì 10 febbraio 2010

L’amore delle persone comuni

UN GUEST POST di BUBA





Paul Young, cantante britannico di musica pop rock e soul, conquistò nel 1983 le classifiche della Hit Parade con il singolo “Love of the common people”, che divenne uno dei brani più ballati in discoteca. Stregata da quei capelli a spazzola e da quel sorriso da bravo ragazzo, corsi in edicola ad acquistare uno di quei settimanali per ragazzine in voga in quel periodo, contenente il poster; lo staccai con cura senza rovinarlo, appendendolo poi in bella mostra nella mia cameretta.

Invidiai mio fratello e i ragazzi più grandi di me, perché avrebbero potuto ballare il brano in discoteca, mentre io - ancora troppo giovane - dovetti accontentarmi di scimmiottare le coriste ancheggiando nel salotto di casa.

Paul (allora ventisettenne) si sforzava di dare un messaggio ben preciso ai giovani: vivere nell’amore delle persone comuni, più precisamente dei famigliari. Nella sua canzone viene messa in risalto sia la figura del capofamiglia, (dispensatore di sorrisi e di buone parole e orgoglioso dei suoi figli), sia quella della madre (che ama incondizionatamente e che consola).

Le lacrime della sorellina che piange perché non ha un vestito nuovo, la passeggiata a vuoto fino alla città per trovare un lavoro, il tetto da riparare, sono problemi ai quali si contrappone il calore della casa in cui si vive: “… essere l’orgoglio nel cuore di un uomo di famiglia (Il papà ti comprerà un sogno a cui aggrapparti/la mamma ti amerà quanto può, come può…)”.

A me invece – tredicenne - la presenza della famiglia iniziava a starmi stretta come un paio di scarpe dal numero più piccolo: avevo una voglia pazza di libertà .

Mi venne regalata mesi dopo una sua raccolta di brani in musicassetta: la ascoltai così tante volte che il nastro si stracciò. Poi la mia vita da adolescente fece il suo corso, l’anno successivo rimossi il poster dalla cameretta e nel farlo stracciai anche un pezzetto della carta da parati.

Nonostante siano trascorsi circa 27 anni dall’uscita del 45 giri, ritengo che il messaggio di Paul contenuto in questa canzone sia ancora molto attuale. Vista la situazione economico-sociale che stiamo vivendo in questi ultimi tempi, sarebbe utile che molti giovani riuscissero a vedere il proprio nucleo famigliare come un importante punto di riferimento e non come una palla al piede.

Ho rivisto Paul circa un anno fa su Rai Uno a “I migliori anni” con Carlo Conti.

Avevo paura che fosse diventato calvo : lo so che è ridicolo, ma era importante per me che avesse ancora tutti i capelli…


LOVE OF THE COMMON PEOPLE

Living on free food tickets
Water in the milk from the hole in the roof
Where the rain came through
What can you do? hmm hmm
Tears from little sister
Crying 'cause she doesn't have a dress
Without a patch for the party to go
Oh but you know, she'll get by
Chorus:
She is living in the love of the common people
Smiles from the heart of a family man
Daddy's gonna buy her a dream to cling to
Mamma's gonna love her just as much as she can, as she can
It's a good thing you don't have bus fare
It would fall through the hole in your pocket
And you'd lose it in the snow on the ground
A walkin' to town to find a job
Trying to keep your hands warm
But the hole in your shoe let the snow come through
And the chills to the bone
Oh,you better go home where it's warm
Where you can live in the love of the common people
Smiles from the heart of a family man
Daddy's gonna buy you a dream to cling to
Mamma's gonna love you just as much as she can,as she can
Living on dreams ain't easy
But the closer the knit,the tighter the fit
And the chills stay away
You take them in stride, family pride
You know that faith is your foundation
And with whole lotta love and a warm conversation
And plenty of prayer
Making you strong, where you belong
Where you can live in the love of the common people
Be the pride in the heart of a family man
Daddy's gonna buy you a dream to cling to
Mamma's gonna love her just as much as she can, as she can


L’AMORE DELLE PERSONE COMUNI

Vivendo di buoni-pasto
Acqua nel latte dal buco nel soffitto
Da cui entra la pioggia
Che cosa puoi fare? Hmm hmm
lacrime della sorellina
che piange perché non ha un vestito nuovo
senza una toppa per andare alla festa
Oh, ma sai che le passerà
Vive nell’amore delle persone comuni
Sorrisi dal cuore di un uomo di casa
Il papà le comprerà un sogno a cui aggrapparsi
La mamma la amerà quanto può, come può
E’ bene che tu non abbia il biglietto per l’autobus
Cadrebbe dal buco nella tua tasca
E lo perderesti nella neve per terra
Una passeggiata fino alla città per trovare un lavoro
Provando a riscaldarti le mani
Ma il buco nelle tue scarpe lascia entrare la neve
E i brividi fino alle ossa
Oh, faresti meglio a andare a casa dove fa calduccio
Dove puoi vivere nell’amore delle persone comuni
Sorrisi dal cuore di un uomo di casa
Il papà ti comprerà un sogno a cui aggrapparti
La mamma ti amerà quanto può, come può
Non è facile vivere di sogni
Ma maggiori sono le difficoltà, migliore è il risultato*
e i brividi stanno lontani
adattandoti, orgoglio della famiglia
sai che la fede è la tua base
e con un bel po’ di amore, e di chiacchiere affettuose
e tante preghiere
che ti rendono forte, dove tu appartieni
Dove puoi vivere nell’amore delle persone comuni
Essere l’orgoglio nel cuore di un uomo di famiglia
Il papà le comprerà un sogno a cui aggrapparsi
La mamma la amerà quanto può, come può


L'AUTRICE DEL GUEST POST:

BUBA ha un bel blog di poesia: LA BOTTEGA DELLE EMOZIONI

domenica 7 febbraio 2010

Apple III

Dal 1977 la Apple aveva venduto centinaia di migliaia di computer “Apple II”, un vero e proprio “cavallo di Troia” per la società di Cupertino sul mercato. Nel 1980 progettò il suo erede, l’Apple III, pensando di bissare il successo del precedente: lanciato nella primavera del 1981, aveva una CPU Synertek 6502A da 2.0 MHz, una RAM di 128 K estendibile a 512, un monitor a 16 colori 280 x 192, floppy interno da 5 1/4” e sistema operativo SOS (Sophisticated OS). Come optional, la stampante Silentype.


L’Apple III


Il successo non ci fu: l’Apple III, che era due volte più veloce dell’Apple II e con il doppio di memoria e che costava 3.495 dollari (3.815 con il monitor, 595 dollari per la stampante) vendette in quattro anni solo 65.000 pezzi. Lo chassis d’alluminio era troppo piccolo per tutti i componenti e si surriscaldava causando problemi ai chip. 14.000 esemplari furono ritirati e nell’autunno del 1981 uscì una versione riveduta, con 256 k di memoria e la possibilità di aggiungere un disco fisso esterno da 5 MB, il ProFile 5Meg. I problemi non furono del tutto risolti, tanto che nel dicembre 1983 uscì un’ulteriore versione, l’Apple III Plus, con un sistema operativo SOS 1.3 e altre porte periferiche. Anche tastiera e monitor vennero leggermente modificati.


L’Apple III Plus


Ma la macchina era nata male: il 24 aprile 1984 tutta la linea fu ritirata. L’Apple III Plus era rimasto sul mercato per soli quattro mesi! Probabilmente la più cocente debacle per il marchio di Steve Jobs, che ne ha tratto evidentemente lezioni salutari, visti i successi planetari di Mac, iPod e iPhone e il probabile diffondersi nel 2010 della tavoletta iPad in tutto il globo…

giovedì 4 febbraio 2010

Cha cha cha della segretaria

UN GUEST POST di BUBA


Nel lontano 1985 era ancora molto usata, ora è a tutti gli effetti un pezzo da museo.

Sto parlando della mitica Olivetti Lettera 35, macchina da scrivere dall’inconfondibile design, utilizzata negli uffici e dagli scrittori.

Me la ricordo molto bene perché la adoperavo nel biennio della scuola superiore. Era uno strumento di tortura. La materia era la dattilografia, lo scopo era quello di insegnarci ad usarla in scioltezza, senza guardare la tastiera. Per fare ciò eravamo obbligati a ricoprirla con un panno rettangolare, ai cui estremi era legato l’elastico delle mutande che girava attorno alla macchina.

Sotto il panno, le mani sudavano copiosamente (per lo meno le mie), i tasti venivano premuti vigorosamente da dita incerte.

Mi sembra ancora di sentire l’odore dell’inchiostro, il clangore dei tastini che arrivavano sul foglio in tre o quattro contemporaneamente, il nastro che spesso si aggrovigliava con effetti disastrosi.

L’ho odiata con tutta me stessa, i miei genitori me l’avevano regalata : dovevo esercitarmi per due ore al giorno, in quanto non ero riuscita a coordinare il pensiero con il movimento delle dita e i voti erano bassissimi.

All’Olivetti Lettera 35 è seguita la macchina da scrivere elettrica e poi la tastiera dei primi PC.

Anche adesso, a distanza di 25 anni, sono impacciata, guardo sempre la tastiera del personal computer, inverto le lettere, e ogni tanto ci infilo la tanto odiata ù situata vicino all’invio….

Insomma, l’attrezzo si è evoluto, ma le capacità della dattilografa purtroppo sono rimaste invariate…

.

olivetti-lettera-35 Fotografia © http://wwwcdf.pd.infn.it


L'AUTRICE DEL GUEST POST:

BUBA ha un bel blog di poesia: LA BOTTEGA DELLE EMOZIONI

sabato 30 gennaio 2010

Il cubo di Rubik pubblica post ospiti

 

Ho deciso di tentare un esperimento che spero possa essere proficuo e duraturo: il GUEST POSTING. Brutto termine inglese che significa che “Il cubo di Rubik” accoglierà post scritti da altri autori seguendo alcune necessarie linee guida:

1) Gli ARGOMENTI devono essere in tema: quindi tutto quanto attiene agli Anni ‘80

2) Le IMMAGINI e i POST non devono avere contenuti per adulti

3) Il COPYRIGHT DELLE IMMAGINI usate deve sempre essere indicato

4) L’articolo deve avere una FORMATTAZIONE simile a quella del blog

5) Il POST deve essere assolutamente ORIGINALE e non può essere RIPUBBLICATO su un altro sito in quanto i motori di ricerca penalizzano i contenuti duplicati

6) I LINK non devono contenere collegamenti di SPAM

7) Mi riservo comunque di NON PUBBLICARE un post se esula dal tema o se viola le regole precedenti

 

Ogni GUEST POST conterrà:

· Il NOME dell’autore

· Il suo SITO o BLOG

 

MODALITÀ DI INVIO

Il GUEST POST va inviato all’indirizzo di posta elettronica lospitedellamusa@live.it e può essere un file wpost scritto con Windows Live Writer o un file di Word.

 

PERCHÉ SCRIVERE SUL MIO BLOG?

· Perché la collaborazione è un modo per farsi conoscere e allargare i propri contatti,

· Perché lo stile diverso o le differenti conoscenze di rami del sapere danno varietà

· Perché chi ha un blog di sole ricette non pubblica post sugli Anni ’80…

· Semplicemente perché ti va…

 

martedì 26 gennaio 2010

Sei un ragazzo degli Anni ‘80?

10 particolari per scoprire se sei un ragazzo degli Anni ‘80:


  1. Il tuo passatempo era il cubo di Rubik
  2. Ricordi quando non esisteva MTV
  3. Ascoltavi l’Hit Parade su Radio Rai
  4. I tuoi idoli erano Madonna, Don Johnson, Jennifer Beals, John McEnroe
  5. Milano era “da bere”
  6. Sapevi usare un telefono a rotella e infilare i gettoni in quelli pubblici
  7. Sapevi fare la mitica “camminata sulla Luna”
  8. I tuoi capelli sfidavano la forza di gravità
  9. Ti sentivi figo con un paio di calze a rombi e i jeans con l’orlo risvoltato
  10. Commodore 64, ZX Spectrum, Atari, IntelliVision e Coleco erano il massimo per computer e videogiochi.

 

Se ti sei identificato con almeno sei delle frasi qui sopra, sei un ragazzo degli Anni ‘80! Altrimenti o non c’eri o ci sei passato senza accorgertene…

martedì 19 gennaio 2010

Eddy Huntington e USSR

Misurarsi con un ritorno in Unione Sovietica dopo la celeberrima “Back in the USSR” dei Beatles sembra un’impresa senza costrutto. Eppure l’inglese Eddy Huntington, nel 1986, vi riuscì. Risultato? Una hit da Italo-Disco senza pretese, lontano anni-luce dal capolavoro del quartetto di Liverpool, un ballabile orecchiabile leggero come gli Anni ‘80. Sfondò in Germania e in Unione Sovietica, ebbe un buon successo in Italia. Ma poco dopo Eddy abbandonò la musica, diventò un maestro elementare, si sposò e andò a insegnare in Thailandia.

 

USSR

Day in the night
Taking places in the train to Moscow
Now I’m coming back to drink some iced vodka
Landscape in white
Sun is shining through the icicles
I’m dancing in the snow to balalaika
Time can go by
But the Russian girls don’t ever seen to leave my mind
Fine, don’t see why
I should even try to leave my heart behind
USSR
I’m back into the USSR
USSR
I’m back into the USSR
Jumpin’ is right
Now this time I’m on vacation
And I’m going to have some fun rocking in Gorki Park
Time can go by
But the Russian girls don’t ever seen to leave my mind
Fine, don’t see why
I should even try to leave my heart behind
And again ( CHORUS )

sabato 16 gennaio 2010

John Ryel

La canzone usata di questo spot è “The best of my love” di John Ryel. Chi era costui? Mah, persa ogni traccia: rimane solo questo brano del 1986, che si piazzò 26° nella classifica annuale dell’hit parade, partecipò al Festivalbar e venne usato come colonna sonora di Tutto, un mensile mitico di musica e spettacolo degli Anni ‘80.

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