Così nel 1981 Superga lanciava le sue scarpe da tennis nella pubblicità su riviste e giornali. Uno slogan che giocava sull’inammissibilità dell’idea che un paio di scarpe sportive fosse migliore delle loro. Era un periodo in cui i referendum erano all’ordine del giorno: quell’anno, il 17 maggio se ne votarono ben cinque (due sull’interruzione di gravidanza, uno sull’ergastolo, uno sull’ordine pubblico e uno sul porto d’armi) e tutti raggiunsero abbondantemente il quorum: votarono il 79,4% degli italiani. Il creativo prese spunto proprio da lì per dichiarare come migliori le Superga – in questo caso le scarpe da donna firmate dalla grande tennista Lea Pericoli.
Il 7 febbraio 1980 chi era davanti alla televisione per seguire la XXX edizione del Festival di Sanremo, a parte l’irriverente conduzione di Roberto Benigni e Olimpia Carlisi, notò subito un gruppo e una canzone che spiccavano tra rimasugli degli Anni ‘60 come Bobby Solo, Peppino di Capri e Gianni Morandi e onesti artigiani della musica dei Settanta quali Stefano Rosso, Leano Morelli e La Bottega dell’Arte. Quell’anno vinse – e sarebbe stato l’unico successo in una serie di piazzamenti – Toto Cutugno davanti a Enzo Malepasso e Pupo.
Ma tutti avrebbero ricordato quei ragazzi vagamente punk vestiti con pantaloni neri, camicia bianca e cravatta nera, e soprattutto il cantante, con degli improbabili capelli corti visibilmente tinti di biondo e occhiali da sole con la montatura bianca. Il gruppo erano i “Decibel”, che presentavano “Contessa”, il cantante era Enrico Ruggeri.
I Decibel (formati da Enrico Ruggeri. Silvio Capeccia, Mino Riboni e Fulvio Muzio) avrebbero avuto vita breve, solo l’album omonimo, con l’hit “Vivo da re”, la cover di “Ho in mente te” e brevi canzoni d’intonazione punk. Il leader avrebbe invece sfondato presto, diventando un apprezzato cantautore e ora anche un ispirato conduttore televisivo…
CONTESSA (Ruggeri-Muzio)
Non puoi più pretendere di avere tutti quanti attorno a te non puoi più trattare i tuoi amanti come fossero bignè. Vuoi solo le cose che non hai parli delle cose che non sai cerchi di giocare ma non puoi pensi solamente ai fatti tuoi.
Chi sei contessa tu non sei più la stessa.
Vuoi che io rimanga nel tuo letto per poi sbattermi su e giù non ti lamentare se domani non ti cercheremo più. Ma vorrei soltanto averti qui sei accattivante già così ti difendi con il D.D.T. fai pesare troppo quei tuoi sì.
Chi sei contessa tu non sei più la stessa.
Pensi che ogni cosa di concreto sia da riferire a te tu fai la misteriosa per nascondere un segreto che non c'è. Nel tuo castello come va? Vivi la tua vecchia nobiltà non sai neanche tu la verità vendi a caro prezzo la realtà.
Sul finire del decennio, nel 1989: Atari lanciò un oggettino abbastanza interessante – bisogna ricordare che allora i cellulari erano grandi quasi come i telefoni fissi! – era il Portfolio, un antenato del palmare, leggermente più stretto di una videocassetta VHS: 20 cm di lunghezza, 11,5 di larghezza, 2,5 di spessore. Non fu il primo computer tascabile, perché già nel 1980 c’era il Radio Shack TRS-80, ma fu il primo a essere MS-DOS compatibile: in realtà usava il DIP-DOS, una versione modificata del 2.11.
Il Portfolio immagazzinava tutti i suoi dati in una memoria RAM interna alimentata da una batteria di backup, così da non perdere i dati. Il computer invece si avvaleva dell’energia fornita da tre batterie di tipo “AA”. Come optional c’era una Memory Card da inserire in uno slot. La RAM era di 128 K espandibili a 128+640 K; 32 K erano riservati al sistema, 96 erano disponibili per le applicazioni: il foglio elettronico, l’elaboratore di testi, il diario, la calcolatrice, la rubrica telefonica.
Attraverso un’interfaccia parallela era possibile collegare l’Atari Portfolio a un computer e trasferire i dati. Costava 400 dollari, all’incirca seicentocinquantamila lire.
Abbiamo visto che Barilla negli Anni ‘80 era attivissima a sfornare gadget per fidelizzare i clienti: oltre alle sorpresine nelle merende del Mulino Bianco e i premi che si potevano ottenere raccogliendo i punti sulle confezioni, c’erano anche queste scatole di latta dal tono volutamente retrò nelle quali erano vendute, intorno al 1984, le paste all’uovo. Deliziosi contenitori da riutilizzare poi per conservare la pasta o quello che si voleva, nel mio caso i pennarelli…
Un altro grande pezzo di Franco Battiato e Giusto Pio ebbe un successo notevole nella magica estate del 1982, quella dei Mondiali di Spagna. Ho un ricordo nitido di quella sera di luglio: i tricolori che sventolavano per le strade in un’euforia collettiva e alla televisione, dopo la consegna della Coppa del Mondo nelle mani di Zoff e il giro di campo, iniziò il mitico “Discoring”. E c’era quella canzone, “Un’estate al mare”, cantata da Giuni Russo con la sua stupenda voce. Il brano finiva con dei versi di gabbiani che in realtà erano acuti gridolini della stessa Giuni.
Fu un tormentone che ci accompagnò per tutta l’estate, arrivando a lambire anche l’autunno: rimase in classifica sedici settimane senza però raggiungere il primo posto. Sul retro del 45 giri c’era la pressoché sconosciuta “Bing Bang Being”, scritta dalla stessa Giuni Russo, dalla sua compagna Maria Antonietta Sisini e da Tommaso Tramonti, collaboratore di Battiato. Ma, come tanti pezzi di enorme successo, divenne un limite per la sua interprete: la carriera pop della Russo non decollò mai veramente.
“Un’estate al mare” è una canzone che si ripropone puntualmente con la bella stagione: mette voglia di andare in vacanza, di stendersi al sole, di “fare il bagno largo per guardare gli ombrelloni-oni-oni”… Proprio quello che mi piacerebbe fare adesso…
UN’ESTATE AL MARE
(F.Battiato - G.Pio) Ed.Emi Music Publishing/Sugarmusic
Per le strade mercenarie del sesso che procurano fantastiche illusioni senti la mia pelle come è vellutata ti farà cadere in tentazioni
Per regalo voglio un harmonizer con quel trucco che mi sdoppia la voce Quest'estate ce ne andremo al mare per le vacanze Un'estate al mare, voglia di remare fare il bagno al largo per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un'estate al mare, stile balneare con il salvagente per paura di affogare... Sopra i ponti delle autostrade c'è qualcuno fermo che ci saluta senti questa pelle com'è profumata mi ricorda l'olio di Tahiti
Nelle sere quando c'era freddo si bruciavano le gomme di automobili Quest'estate voglio divertirmi per le vacanze... Un'estate al mare, voglia di remare fare il bagno al largo per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un'estate al mare, stile balneare con il salvagente per paura di affogare... Quest'estate ce ne andremo al mare con la voglia pazza di remare fare un po' di bagni al largo e vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un'estate al mare Stile balneare Toglimi il bikini…
Nel 1983 Franco Battiato era sulla cresta dell’onda, dopo il successo incredibile di “La voce del padrone”, oltre un milione di copie vendute nel corso del 1981 e del 1982, un altro album intitolato “L’arca di Noè” e collaborazioni con altri artisti, quali Alice, vincitrice al Festival di Sanremo del 1981 con “Per Elisa”, brano di Battiato e Giusto Pio.
Battiato si affacciò anche al Festival di quell’anno in veste di autore e produttore. Affidò la sua canzone, “Oppio”, nel suo tipico stile dei primi Anni Ottanta, a una cantante bianca dello Zimbabwe dalle oscuri origini e qualità, tale Sibilla. Il pezzo, che non è male, venne però eliminato subito dalla kermesse sanremese, anche per dei problemi avuti dall’interprete con la base: sbagliò l’attacco e stonò clamorosamente. Da notare che la frase più volte citata come ritornello, “Uru belev sameach”, è tratta dalla canzone ebraica “Hava naghila”.
Sibilla pubblicò due 45 giri, entrambi prodotti e scritti da Battiato e Pio: “Oppio / Svegliami” e “Plaisir d’amour / Sex appeal to Europe”. Un terzo 45, “Sud Africa / Alta tensione”, non ha visto la luce.
OPPIO (Battiato-Pio)
Fuochi accesi negli accampamenti nomadi e fumatori d'oppio dall'oriente sui tappeti le visioni riempiranno le mie mani vuote Cartagine era bella in mezzo ai melograni è vero do i numeri dividili con me ho perso la testa ma sto bene anche senza Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Scivolando sulle soglie di nuovi amori con misteriosi nomadi per misteriose mete giochi di prestigio con i fili del destino a quel tempo l'oppio ci costava meno d'una birra è vero do i numeri dividili con me ho perso la testa ma sto bene anche senza Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach L'equilibrio di quel tè alla menta alla Medina e i passi nelle dune fanno l'eco all'universo eravamo ancora dilettante di delitti Cartagine era bella in mezzo ai melograni Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach Uru belev sameach
C’è una canzone italiana degli Anni ‘80 che è veramente divenuta un mito. È “Teorema” di Marco Ferradini, uscita nel 1981, grandissimo successo del cantautore comasco, che ha raccolto probabilmente meno di quanto meritasse nella sua carriera, forse anche per via della notorietà di questo brano. Ma anche “Quando Teresa verrà”, “Schiavo senza catene” e “Lupo solitario DJ” vanno annoverate tra i suoi pezzi migliori.
Divertente è l’uso che ne hanno fatto Aldo, Giovanni e Giacomo nel film “Chiedimi se sono felice”: in effetti “Teorema” può essere considerata una lezione d’amore.
Ecco il video realizzato nelle festività del 1981 per “Asiago Musicaneve”, trasmissione di Canale 5. Una atmosfera alla “Last Christmas”, che è tuttavia posteriore a questo video (quello degli Wham! è infatti del 1984).
TEOREMA
Prendi una donna, dille che l’ami, scrivile canzoni d’amore mandale rose e poesie dalle anche spremute di cuore falla sempre sentire importante dalle il meglio del meglio che hai cerca di essere un tenero amante sii sempre presente risolvile i guai.
E stai sicuro che ti lascerà chi è troppo amato amore non dà e stai sicuro che ti lascerà chi meno ama è il più forte si sa.
Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore non farti vivo e quando la chiami fallo come fosse un favore fai sentire che è poco importante dosa bene amore e crudeltà cerca di essere un tenero amante ma fuori dal letto nessuna pietà.
E allora sì vedrai che ti amerà chi è meno amato più amore ti dà e allora si vedrai che ti amerà chi meno ama è il più forte si sa.
No caro amico, non sono d’accordo, parli da uomo ferito pezzo di pane lei se ne è andata e tu non hai resistito non esistono leggi in amore basta essere quello che sei lascia aperta la porta del cuore vedrai che una donna è già in cerca di te.
Senza l’amore un uomo che cos’è su questo sarai d’accordo con me senza l’amore un uomo che cos’è è questa l’unica legge che c’è.
“Teorema” era contenuta in un Q-disc, una forma di vendita che in quel periodo ebbe una buona diffusione: quattro canzoni in un mini-LP o maxi-singolo, o in una audiocassetta breve. Vi ricorsero anche Lucio Dalla, il trio formato da Ron, Graziani e Kuzminac, Francesco De Gregori (“La donna cannone”) e Renato Zero.